L’immunità sociale sarà la salvezza delle api

La sindrome dello spopolamento degli alveari è un fenomeno solitamente provocato da un insieme eterogeneo di elementi. Si presentano come cause scatenanti di questo problema la varroasi e la nosemiasi, le malattie parassitarie maggiormente diffuse tra le api, i virus delle api quali il virus israeliano della paralisi acuta (IAPV) e quello delle ali deformate (DWV) per i quali, tra l’altro, l’acaro varroa sembra svolgere il ruolo di vettore.

Si passa poi ai cambiamenti climatici e nello specifico alla siccità, che inibisce la produzione di nettare e polline nei fiori lasciando le api sprovviste di nutrimento, e agli inverni più corti, che portano le api a lavorare in media un mese di più ogni anno e che quindi costituiscono uno stress aggiuntivo. Altri fattori che giocano un ruolo nel determinare la disfatta di intere colonie sono i pesticidi quali i neonicotinoidi, i campi elettromagnetici e lo spostamento delle colonie, una pratica molto diffusa in America per impollinare i raccolti. Essendo il fenomeno così pieno di sfaccettature, è difficile individuare una singola soluzione che risolva tutti i problemi.


Novità dalla comunità scientifica
Gli scienziati hanno individuato una serie di geni che potrebbe aumentare le possibilità di sopravvivenza delle api.
Il 15 febbraio 2019 un team composto da più di una decina di biologi dell’Università di York ha condotto una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Genome Biology and Evolution. I biologi hanno individuato i geni responsabili dei comportamenti legati all’igiene nelle api, i quali potrebbero essere impiegati nel potenziamento dei tratti resistenti alle malattie.
Nello specifico, si parla di come le api siano in possesso di due tipi di immunità. La prima è il classico sistema immunitario, caratterizzato da una serie di proteine che riconoscono gli agenti patogeni e che danno il via ad una serie di reazioni concatenate tra di loro con lo scopo di ridurre ed eliminare la minaccia patogena. La seconda è una “immunità sociale” costituita da una serie di comportamenti di profilassi.

Gli scienziati includono in questa seconda categoria le secrezioni che impediscono la crescita di funghi e batteri, l’auto-esclusione o l’esclusione di altre api dal resto della colonia o solo da alcune parti di essa, la rimozione o il cannibalismo nei confronti di operaie infette o morte, le attività di pulizia, la rimozione di larve infette o morte. Tutti questi comportamenti mostrano una certa efficacia nella prevenzione di epidemie all’interno della colonia. Tutto ciò apre le porte ad una nuova linea di ricerca, che permetterà agli scienziati di prendere fiato dalle fatiche degli studi sul campo e di dedicarsi all’analisi in laboratorio, dove il professor Amro Zayed, esperto di genomica delle api, intravede nuove possibilità di sviluppo. Ulteriori studi in questa direzione potrebbero generare colonie più sane e immuni alle malattie, ma soprattutto provviste di una maggiore immunità sociale. Questo tratto giocherà un ruolo importante per gli apicoltori che tenteranno la strada della selezione genetica.