I vari occhi delle api

Le api hanno due occhi compositi di grosse dimensioni, formati da svariate piccole lenti, i quali sono posti agli angoli superiori della testa. In più hanno tre occhi semplici, detti anche ocelli, il cui funzionamento si avvicina più a quello di una fotocellula.

Pur non essendo in grado di captare tutti i dettagli degli oggetti, questo insieme di occhi permette alle api di osservare l’ambiente circostante durante il volo, con un angolo di visione che si avvicina ai 360°. Inoltre, la gamma di colori che le piccole operaie sono in grado di percepire è un po’ diversa dalla nostra, dimostrando una minore sensibilità per il rosso, ma un maggiore apprezzamento dell’ultravioletto, un colore invisibile all’occhio umano.

Gli occhi delle api sono calibrati in modo tale da consentire rapidi spostamenti in volo senza il rischio di sbattere su ostacoli naturali come rami, foglie o addirittura predatori, o antropici, quindi muri, steccati, tende parasole e quant’altro. Fanno eccezione le finestre, in quanto gli occhi delle api non sono in grado di percepire la presenza di un vetro.

Di fatto, per gli occhi delle api non sono le immagini dettagliate che contano, mentre sono di vitale importanza sia la velocità sia l’angolo con cui cambiano le immagini catturate in successione dai vari occhi. Per questo la forma e il colore degli oggetti passano in secondo piano.

Da notare a questo proposito le considerazioni di Karl Von Frisch, un biologo austriaco del XX secolo che nel 1950 ha pubblicato i risultati delle sue ricerche ed esperimenti in un libro dal titolo Bees: Their Vision, Chemical Senses, and Language. Questo libro dedica un intero capitolo (The Color Sense of Bees) alla questione dei colori percepiti dalle api.

Innanzitutto, Von Frisch fa un’osservazione sul fatto che le api siano attratte dai colori vivaci, il che è un primo indizio sulla loro capacità visiva. Fa anche notare come i fiori color rosso scarlatto siano difficili da trovare in Europa, ma siano più comuni in Africa e nelle Americhe. Parla poi di come, tramite una serie di esperimenti, si sia reso conto del fatto che le api non siano in grado di vedere il rosso, ma siano appunto capaci di vedere l’ultravioletto, il che peraltro spiegherebbe la preferenza delle api per i papaveri, dei fiori rossi che in realtà riflettono dei netti toni ultravioletti che gli esseri umani non vedono, ma le api sì. Inoltre, i papaveri sono un’ottima fonte di polline.