È possibile curare le ferite con il miele?

È noto come nell’antichità diversi popoli attribuissero al miele un potere curativo e questa fiducia nella sua efficacia si è protratta nei secoli fino ai giorni nostri. Con l’avvento della scienza, si è sentita la necessità di indagare con maggiore oggettività sulla fondatezza di questi rimedi a base di miele. Sono molti i dottori che nel corso della loro attività professionale si sono spesi per la raccolta di dati sull’efficacia del miele nel trattamento di tutta una serie di malattie e afflizioni sofferte dai propri pazienti.

Volendo far affiorare un nome in questa moltitudine, si potrebbe indicare il professore Peter Molan, un biochimico neozelandese, il quale ha coordinato la Honey Research Unit dell’università di Waikato dal 1995 al 2013. I punti salienti della sua ricerca posso essere riassunti così:
-Il miele ha proprietà antibatteriche;
-Non solo il miele è efficace contro la maggior parte dei batteri, ma lo è anche contro diversi batteri che hanno sviluppato una resistenza agli antibiotici e contro alcuni funghi;
-Le sue proprietà antibatteriche sono dovute principalmente al perossido di ossigeno e in misura minore vi contribuiscono anche l’abbondanza di zucchero e la sua acidità;
-Non tutti i tipi di miele hanno lo stesso livello di attività antibatterica;
-Svariati studi clinici danno prova dell’efficacia del miele nel trattamento delle ferite;
-Inoltre, il miele può coadiuvare il trattamento di infezioni degli apparati oculare, respiratorio, dentale, come anche nelle gastroenteriti e nelle infezioni fungine della pelle di alcuni animali da allevamento.

A questo punto la domanda sorge spontanea: se il miele è così benefico, ci si può avvalere del proprio vasetto appena comprato al supermercato per curare una qualsiasi infezione senza neanche passare dal medico? La comunità scientifica risponde con un “no” molto sentito. I vasetti di miele venduti nei supermercati non sono stati prodotti con l’intento di preservare le proprietà curative del miele. Nel processo di lavorazione, si espone il prodotto a temperature che degradano determinate sostanze, rendendo il miele inadatto all’uso medicinale.

Un tipo di miele che presenta spiccate proprietà antibatteriche è il miele di Manuka. L’uso di questo tipo di miele nel trattamento di ferite cutanee di vario genere risolve l’infezione e favorisce la cicatrizzazione.

C’è un altro problema: il miele ad uso alimentare viene portato a determinate temperature con lo scopo di renderlo sterile, quindi un miele che non ha subito questo processo, oltre a conservare le sue proprietà antibatteriche, può anche contenere dei batteri che potrebbero provocare il botulismo da ferita.

Il professor Molan, insieme ai suoi colleghi, ha condotto uno studio su questa problematica nel 1996, mettendosi alla ricerca di metodi alternativi per la sterilizzazione del miele che permettessero di preservarne le proprietà antibatteriche. Al termine dello studio, è stato individuato un metodo adatto alle esigenze della medicina, ovvero i raggi gamma, i quali consentono la sterilizzazione del miele senza alterare tutto il resto. Grazie a queste ricerche, diverse aziende sanitarie australiane e neozelandesi sono in grado di offrire una linea di prodotti a base di miele di Manuka. In conclusione, questi studi sono la conferma che l’interesse per il miele ha resistito alla prova del tempo e che le sue proprietà non smettono mai di sorprendere.