Danza delle api: un limite o una risorsa?

La danza delle api è un linguaggio del corpo impiegato dalle piccole lavoratrici per fornire indicazioni alle compagne operaie circa la posizione di una fonte di cibo. Nello specifico, l’ape che si prende carico di comunicare quest’informazione indicherà: la direzione di volo rispetto al sole (la quale può essere dedotta dalla direzione verso cui l’ape è rivolta durante l’oscillazione) e la distanza (indicata tramite un’oscillazione del corpo più o meno lunga). L’opinione della comunità scientifica è divisa in merito all’utilità di questo linguaggio e si chiede quindi se sia indispensabile per la buona riuscita della ricerca cibo.

Argomenti a favore
Diversi studi hanno documentato la scarsa precisione della danza delle api e hanno attribuito tale imprecisione ad un limite legato alla loro fisiologia. Una ricerca pubblicata nel 2016 sulla rivista scientifica Journal of Experimental Biology sottolinea come anche una colonia composta esclusivamente da Apis Mellifera possa avere un patrimonio genetico misto. Dei codici genetici differenti possono dare vita ad esemplari con una calibrazione interna che varia da ape ad ape, dunque la loro interpretazione della danza è molto soggettiva.

Come se ciò non bastasse, alcuni scienziati sono scettici riguardo l’utilità della danza in sé. Christoph Grüter, esperto di ecologia del comportamento, considera l’intera questione in prospettiva: in natura esistono svariate specie d’ape caratterizzate da una buona socialità, eppure più 500 specie non usano la danza come mezzo di comunicazione, mentre solo una decina di specie di api da miele comunicano con questo metodo.

Una serie di esperimenti sull’alterazione dell’habitat naturale delle api ha dato dei risultati interessanti. Gli scienziati hanno preso dei favi e li hanno messi al riparo da fonti di luce e in posizione orizzontale (mentre in condizioni normali i favi sono posti verticalmente in zone esposte alla luce solare), in modo da impedire alle api di sfruttare la luce e la gravità per orientarsi. Inoltre, consci del fatto che le api abbiano una buona memoria, gli scienziati hanno impedito agli insetti di avvalersi della danza per 18 giorni, cosicché non ci fosse il rischio che esse ricordassero la posizione delle fonti di cibo. Ne è risultato che le colonie poste in queste condizioni abbiano avuto maggiore successo nella ricerca di cibo rispetto alle colonie che comunicavano per mezzo della danza.

L’altro lato della medaglia
Nonostante tutto, una parte della comunità scientifica ha ancora fede nell’utilità della danza delle api e sostiene che l’imprecisione dei movimenti possa migliorare la flessibilità delle api nella ricerca di cibo. Dunque, l’imprecisione sarebbe un segno del processo evolutivo di questa specie.

Uno studio pubblicato nel 2014 sulla rivista Scientific Reports si concentra proprio sull’utilità di una danza imprecisa. Gli autori hanno calcolato il grado di precisione delle informazioni fornite dalle api tramite la danza. Nelle indicazioni delle api c’era sempre un margine di errore, che il più delle volte si aggirava intorno ai 10°-15°. Le api svolgono la ricerca di cibo su un’area di circa 6 km o più, quindi un margine di errore del genere non è da sottovalutare.

A favore di questa tesi, gli autori dello studio valutano le ragioni per cui questa evoluzione è avvenuta. Essi sottolineano l’utilità di informazioni imprecise in quanto costituirebbero un buon punto di partenza per la scoperta di nuove fonti di cibo. L’azione di stravolgimento condotta dall’uomo sull’ambiente fa sì che sia molto più difficile per le api trovare cibo sempre nello stesso posto, quindi una ricerca che faccia meno affidamento su indicazioni precise e che dia più spazio all’esplorazione garantirà alle api maggiori possibilità di sopravvivenza.