Apiterapia

L’apiterapia è una terapia che utilizza i prodotti dell’ape, per il trattamento di diversi disturbi nell’uomo. In particolare, il veleno d’api, si è sempre dimostrato un elemento interessante per le sue proprietà e per la sua versatilità. Questo inusuale “farmaco” è forse il primo prodotto di origine animale ad essere stato impiegato dall’uomo come medicamento. Il primo attestamento risale al 500 a.C., quando, nelle righe del Hungdi Neijing, Manuale di medicina tradizionale cinese, si fa riferimento alle proprietà del veleno d’api. Un secolo dopo, in Grecia, anche Ippocrate, padre della medicina moderna, citava il veleno d’api definendolo come “arcanum” per le sue proprietà inspiegabilmente benefiche. Nel 300 a.C, Aristotele nell’Historia animalum, parlando dell’anatomia dell’ape, parla del veleno d’api e delle sue straordinarie caratteristiche. Il suo utilizzo prese piede anche nella società romana, come testimonia Plinio il Vecchio che, nella sua opera Historie naturalis, propone il veleno d’api persino come rimedio per la calvizie. Nel medioevo il veleno d’api veniva proposto come cura della allora diffusa gotta. Solo dal XIX secolo vennero condotti studi più approfonditi sul veleno come strumento terapeutico con la nascita ufficiale dell’apiterapia come diretta conseguenza. Nel 1888 l’austriaco Philip Terc, pioniere dell’apiterapia, scrisse “Report about a Peculiar Connection between the Bee Stings and Rheumatismdove monitorò l’effetto positivo del trattamento con veleno d’api in un campione di pazienti affetti da artrite reumatoide. Dal 1920 il lavoro del dottor Beck, Bee venom therapy, opera che raccoglie tutto il sapere europeo in materia, fu da riferimento per l’apiterapia mondiale e che è fonte di ispirazione per Charles Marz, fondatore della American Apitherapy Society.

Composizione chimica

Il veleno d’api è composto da 78 diverse componenti, di cui i principali sono 6 o 7. Nel veleno d’api possiamo trovare peptidi, proteine, amine biogene e aminoacidi.

Peptidi:

la Melittina, circa il 50-55% del totale, è l’ingrediente prevalente del veleno d’api. Questo peptide biologicamente attivo ha diversi effetti per esempio sul sistema circolatorio, abbassando la coagulazione e la pressione sangugna e aumentando la circolazione e la permeabilità capillare; ha inoltre la capacità di stimolare la muscolatura liscia, alcune ghiandole endocrine( ipofisi e ghiandole surrenali) e infine influenza il sistema nervoso centrale. Queste caratteristiche rendono la Mellina un antinfiammatorio, immunostimolante, anticancro, antibatterico, antimicotico e antivirale. Dosi più alte di 4 mg/kg sini infiammatorie e emolitiche.

L’apamina (2-3%) è un peptide con azione antiinfiammatoria e antiserotonina. Aumenta le difese, preserva i globuli rossi e attiva l’ipofisi e le ghiandole surrenali; stimola il rilascio di cortisone. Ha effetti neurotossici, utili nella cura di Alzheimer, sclerosi multipla e Parkinson.

L’MCD, o peptide 401, ( 2-3%) è un antinfiammatorio e aumenta le difese, attivando il rilascio di istamine, serotonine, eparine e cortisolo e stimola il sistema nervoso centrale.

L’Adolapina (1%) ha funzione antipiretica e analgesica. Diminuisce infiammazione e dolore ed inibisce gli enzimi celebrali ciclossigenasi e lipossigenasi. Ha una tossicità relativamente alta.

Segue una serie di peptidi in proporzioni variabili, come secapina, tertiapina, procamina e cardiopep , con un ruolo non ancora ben definito nell’azione fisiologica del veleno d’api.

Proteine:

 La fosfolipasi A 2 ( 10-12%) fosfolipasi B(1%) e la ialuronidasi (4%) sono enzimi che detossificano le cellule, permeabilizzando i tessuti, caratteristica che li rende ottimi anti reumatoidi. Gli enzimi fosfolipasi abbassano la coagulazione e la pressione sanguigna; sono immunomodulatori, utili contro asma, Parkinson e infiammazioni indotte da farmaci. Questi tre enzimi sono la componente allergenica del veleno d’api e quindi la più dannosa.

Ammine biogene:

tra queste troviamo neurotrasmettitori come istamina, che causa dilatazione dei vasi sanguigni e conseguente aumento della circolazione, dopamina e noradrenalina che, essendo presenti in bassissime quantità, hanno effetti fisiologici solo sugli invertebrati.

Amminoacidi:

gli amminoacidi presenti sono sostanze volatili, ferormone che avvisa le api vicine della presenza di un pericolo, e sostanze minerali.

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