10 cose che non sai sulle api

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Oggi è risaputo che il miele fosse molto usato dagli egizi, poiché figura tra gli ingredienti di circa 900 ricette mediche di questo popolo. Buona parte delle loro medicine prevedevano l’uso combinato di miele, vino e latte. Inoltre, il miele veniva offerto in sacrificio agli dei e giocava un ruolo importante nell’imbalsamazione dei morti.

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Tutti conoscono Gregor Mendel per i suoi studi sui caratteri ereditari, ma non tutti sanno che ha anche lavorato come apicoltore. Purtroppo non ci è rimasto granché delle sue ricerche in questo ambito, se non il fatto che aveva allevato delle specie d’api particolarmente aggressive, al punto che i monaci del monastero dove risiedeva gli chiesero si sbarazzarsene.

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La durata della vita di un’ape operaia dipende da diversi fattori (temperatura, razza, alimentazione, ecc.), ma quello che influisce più di tutti è il periodo dell’anno. In estate, la stagione di maggiore attività, le api operaie faticano a raggiungere anche solo il secondo mese di vita, mentre se nascono in settembre o ottobre vivranno fino alla fine dell’inverno. Invece l’ape regina può vivere fino ai 5 anni.

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Quando la regina diventa vecchia viene uccisa dalle stesse api operaie sue figlie che l’hanno nutrita per tutta la sua vita. Ciò avviene tramite il raggomitolamento, ovvero la regina viene circondata e avvolta dalle api operaie al punto che la sua temperatura corporea sale e non le resta che soffocare, dopo di che prende il suo posto una regina nuova.

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Un tempo si credeva che la regina delle api fosse un re. Per fortuna, le ricerche di Jam Swammerdam, biologo ed entomologo olandese vissuto nel XVII secolo, hanno smentito tutto ciò. Attraverso una serie di descrizioni anatomiche lo scienziato ha spiegato come il re in realtà avesse le ovaie, specificando inoltre che l’ape regina sia l’unica madre dell’alveare.

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Diverse culture, anche in periodi storici diversi, condividono il concetto di “luna di miele”. Ad esempio, nella cultura norrena il matrimonio comprendeva una serie di festeggiamenti, tra cui il rito chiamato sumbel, che prevedeva discorsi più o meno solenni e il consumo di birra ale e idromele. Si lasciava poi gli sposi da soli per un mese, consumando idromele ogni giorno. L’idromele era presente anche nelle antiche tradizioni romane e medievali, in cui si era soliti regalare idromele o bevande simili agli sposi.

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L’alto contenuto di zucchero impedisce al miele di andare a male nel breve e medio termine, permettendone la conservazione a lungo e in modo naturale.

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Non è solo l’ape da miele a nutrirsi di polline e nettare: sono circa 20.000 le specie di insetti bottinatori, e insieme costituiscono la superfamiglia degli apoidei. La classificazione di queste specie ha subito molti cambiamenti nel corso del tempo, e tutt’ora non si sono ancora stabiliti con certezza i rapporti tra le famiglie che compongono questo insieme vastissimo.

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Una colonia ospita in media tra 50.000 e le 60.000 api. C’è poi da considerare che il numero varia anche di molto in base alla stagione. D’inverno la regina smette di deporre le uova, e il numero di api non può che diminuire, mentre nelle stagioni calde si può anche superare le 100.000 unità.

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Le api hanno un olfatto eccezionale. Gli scienziati del Los Alamos National Laboratory lo sanno molto bene, quindi hanno dato il via allo Stealthy Insect Sensor Project, nel quale i ricercatori hanno addestrato le api al riconoscimento dell’odore di determinati esplosivi impiegati nel corso degli attacchi terroristici più recenti. L’addestramento richiede solo un paio d’ore e consiste nel mescolare la sostanza in questione con acqua zuccherata, abituando le api ad estendere le proprie proboscidi ogni volta che ne sentono l’odore.